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CORO GIOVANI VALVERDE

Il Blog del coro dei giovani della parrocchia B.V di Valverde di Iglesias

 

Da circa due settimane, i giovani della parrocchia di Valverde sono stati scelti da Padre Vincenzo per accompagnare i ragazzi che l’8 Dicembre riceveranno la cresima. Ogni sabato pomeriggio i giovani cresimandi si incontrano insieme ai loro “padrini spirituali” per confrontarsi con loro e conoscere la bellezza della proposta che Dio fa a ciascuno di Loro, ed apprezzare e capire sempre meglio il dono dello Spirito Santo che riceveranno il giorno della loro Confermazione!!

Per accompagnare e stimolare gli incontri si è scelto di partire dagli ATTI DEGLI APOSTOLI, per trarne spunto di riflessione e di condivisione…. vediamo di conoscere un pò questo bellissimo libro:

Gli Atti degli Apostoli sono un testo contenuto nel Nuovo Testamento, scritto in greco e, secondo l’ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la sua redazione definitiva risale attorno al 80-90, forse in Grecia, sulla base di precedenti tradizioni orali e scritte. La tradizione cristiana lo attribuisce a Luca, collaboratore di Paolo e autore del Vangelo secondo Luca; gli studiosi ritengono che sia Atti che il Vangelo secondo Luca furono scritti dallo stesso autore, mentre la sua identificazione con Luca è più dubbia.
Atti è composto da 28 capitoli e narra la storia della comunità cristiana dopo la morte di Gesù (30 circa) fino al 63 circa, descrivente in particolare l’operato degli apostoli Pietro e Paolo.
Riguardo agli indizi interni, nel prologo di Atti 1,1 non solo si fa riferimento ad un certo Teofilo, dedicatario anche del Vangelo secondo Luca (1,1-4), ma lo stesso vangelo è indicato espressamente come “primo libro”.
La tradizione della chiesa antica fu concorde nell’attribuire a Luca sia il Vangelo secondo Luca che Atti. Ireneo di Lione (Contro le eresie 3,14,1; 15,1) afferma che Luca, discepolo di Paolo, raccontò negli Atti i suoi viaggi con Paolo; attribuiscono Atti a Luca anche Tertulliano (Contro Marcione 4.2.2) e Clemente Alessandrino (Pedagogo 2.1.15 e Miscellanea 5.12.82).
Gli esegeti moderni concordano, in generale, con l’attribuzione di entrambe le opere ad uno stesso autore, principalmente a causa delle «estese concordanze linguistiche e teologiche e riferimenti incrociati tra il Vangelo di Luca e gli Atti».[1]
Riguardo all’identificazione dell’autore con Luca, quello che si può dire è che il Luca discepolo di Paolo era un medico, mentre l’autore di Atti non usa un vocabolario specifico dei medici, come si era affermato.[2]
Mentre la maggior parte degli studiosi ritiene che il libro sia stato scritto in Grecia, esistono diverse ipotesi riguardo alla data di composizione degli Atti.
Già nell’antichità esistevano due diverse ipotesi di datazione, una che indicava una data vicina alla morte di Paolo (verso il 67) ed una, di poco anteriore, che colloca la stesura degli Atti poco dopo l’arrivo di Paolo a Roma e la sua prima prigionia. Questa seconda ipotesi viene dedotta dal fatto che gli Atti finiscono proprio con il racconto della prigionia romana di Paolo, da collocarsi verso il 63.
La critica moderna ritiene invece che la data più probabile sia più tarda, basandosi sulla datazione del vangelo lucano che si sostiene essere stato scritto dallo stesso autore degli Atti. In questo caso la composizione degli Atti sarebbe da ricondurre ad una data vicina all’80, di poco posteriore al Vangelo secondo Luca.
Negli Atti si possono distinguere una introduzione e due sezioni. L’introduzione 1,1-26 narra degli eventi accaduti tra l’ascensione di Gesù alla vigilia della Pentecoste.
La prima parte 2,1-12,25 racconta i fatti della Pentecoste e la vita della prima comunità di Gerusalemme, concentrandosi sulle figure di Pietro e soprattutto di Paolo, del quale viene narrata la conversione e la partenza da Gerusalemme 9.
La seconda parte 13,1-28,31 è interamente dedicata ai tre viaggi apostolici di Paolo in Grecia ed in Asia minore, al primo concilio ecumenico (Concilio di Gerusalemme 49) 15, al suo arresto, alla prigionia a Cesarea ed al suo arrivo a Roma, per essere processato.
Al di là del quadro storico delle origini delle comunità cristiane offerto dagli Atti, questo libro si presenta come un’opera catechetica, che si prefigge uno scopo apologetico (difesa della fede) e teologico (studio su Dio).
L’autore intende presentare gli eventi successivi a quelli narrati nei vangeli per dimostrare come il messaggio di salvezza della vita, morte e resurrezione del Cristo venga esportato dai suoi discepoli per raggiungere Roma e quindi l’ecumène (tutto il mondo abitato).Il messaggio evangelico esce dai confini giudaici ed attraverso la testimonianza e la predicazione degli apostoli si diffonde nel mondo pagano per gettare le fondamenta della nascente chiesa cristiana.

Mores

L’estate 2011 ormai è stata archiviata negli scaffali dei ricordi e per il Coro Giovani Valverde, le attività stanno tornando ad assumere i ritmi di sempre. Abbiamo appena concluso l’animazione del triduo in preparazione alla festa di San Pio da Pietrelcina, e tra qualche giorno inizieremo ad animare il triduo e la Festa di San Francesco d’Assisi. Dovendo riprendere anche le nostre ormai famose riunioni di formazione e condivisione del sabato pomeriggio, ci sembrava doveroso vivere insieme una giornata di ritiro spirituale.

La meta scelta da Padre Vincenzo e da Padre Maurizio per questo nuovo ritiro è Mores, un comune di circa 2000 abitanti situato in provincia di Sassari, nel quale i nostri frati cappuccini hanno uno dei loro tanti conventi sardi (vedi foto). La Giornata vedrà alternarsi momenti di preghiera, di catechesi, di condivisione, di gioco e di relax. L’appuntamento è per tutti a MORES!!!! Buon ritiro!!

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Quale altro evento è in grado di riunire più di 2 milioni di persone in un solo luogo?

Quale altro esercito senza armi è in grado di essere così pronto alla chiamata del proprio “Re”?

Quale altro sentimento è più forte dell’amore di DIO?

Noi abbiamo risposto alla chiamata e Madrid è diventata CAPUT MUNDI! Con un solo zaino sulle spalle, un cappello in testa e un crocifisso appeso al collo siamo diventati apostoli del Signore. Come loro, siamo andati in ogni angolo della terra, e da ogni angolo siamo arrivati per ascoltare e annunziare la grandezza di Dio! Per una volta non abbiamo avuto paura di scontrarci, non abbiamo temuto di far sentire la nostra voce; per una volta attorno ad ognuno di noi c’erano 2 milioni di fratelli e un santo padre che pieno di orgoglio ci ha definiti  “una cascata di luce’’ dopo quella notte a Cuatro Vientos dove, nonostante la pioggia, i lampi e i tuoni abbiamo continuato ad urlare “esta es la juventud del papa” senza mai farci prendere dal panico, ma continuando imperterriti a vivere il momento della Veglia con entusiasmo e grinta. E lì, sopra un altare, a soffrire con noi per il tempo avverso,  c’era colui che ci ha riuniti, colui che ci ha ringraziati ed esortati, colui che proprio come un padre ci ha tenuti per mano e ci ha mostrato la Verità.

La GMG entra così nel tuo cuore e ti fa venire i brividi ogni volta che ripensi  a quei momenti passati assieme, quando uniti in “un cuor solo e un’anima sola” si lodava il Signore cantando e pregando! Perché la Giornata Mondiale dei Giovani è anche e soprattutto  questo: GIOIA!

Già, perché si può essere gioiosi anche con poco cibo (vedi pasta scotta di Mr. Bottiglietta calda X 100 buoni), con poca privacy (vedi  doccia in giardino con pompa),  con pochi documenti  e pochi soldi (ogni riferimento a cose e/o a persone è puramente casuale!). Le emozioni che la Gmg mi ha dato, che voi AMICI e FRATELLI mi avete dato!, nessun altro evento potrà mai eguagliarlo!  Non mi resta perciò che dire: GRAZIE!!!

Michele Musu

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Si e’ conclusa da pochi minuti la nostra prima giornata in terra catalana, e anche se la stanchezza cerca di far sentire con forza il suo peso, noi abbiamo davanti a noi ancora due giornate piene di impegni e di appuntamenti, e fingeremo di non sentire la sua “voce”. La Comunita’ di Arenys de Mar ci ha accolto davvero con tento entusiasmo, accogliendoci nelle loro case, e i giovani che ci abbiamo trovato ad accoglierci nel convento dei cappuccini sono davvero dei ragazzi e delle ragazze splendide, che ci accompagnano in ogni nostro spostamento o momento fraterno.

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E’ davvero bello sapere che anche attraversando il Mar Mediterraneo da parte a parte possiamo trovare delle sorelle e dei fratelli con i quali lodare il Signore e con i quali fare esperienza della bellezza dell’amore di Dio.

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Tra le emozioni vissute oggi, quella che sicuramente rimarra maggiormente impressa nei nostri cuori sara’ la visita del santuario della Madonna di Montserrat… un luogo bellissimo immerso nel verde e nella natura verde nel cuore di una montagna rocciosa dalla quale e’ possibile dominare una vallata immensa e bellissima.

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Dopo tante attese, e tanta trepidazione arrivano finalmente i giorni della partenza per i ragazzi del Coro Giovani Valverde!! Abbiamo aspettato tanto ma finalmente la data della partenza è alle porte… l’arrivo all’aereoporto di Barcellona è previsto per le 16:15 di Mercoled’ 10, e poi subito in cammino alla volta di Arenys de Mar.

Questi 4 giorni che trascorreremo in questa bellissima cittadina catalana saranno il gemellaggio, che ci poretrà poi a Madrid in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù dal 16 al 22 Agosto.

In questi giorni che trascorreremo ad Arenys de Mar, Diocesi di Girona, potremo incontrare gli altri giovani che avranno raggiunto Girona e Barcellona in attesa della GMG di Madrid… tra i momenti che maggiormente segneranno questo nostro breve soggiorno in catalogna, ci piace sottolinearne tre….

1 – La Visita della Citta Girona, e l’incontro con i giovani che come noi hanno scelto questa Diocesi per il loro gemellaggio pre GMG

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2- La Messa presso la bellissima Basilica della Sagrada Familia di Barcellona con oltre 10.000 giovani provenienti da tutte le altre diocesi catalane

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3-La Visita al Santuario della Madonna di Montserrat

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Adesso non ci resta che preparare le valige, stando attenti a dimensioni e peso!!!! Altrimenti gli amici di Ryanair ci buttano tutto dal finestrino, e si parte!!!! Catalogna arriviamoooooooo!!!

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Ritiro del C.G.V. a Lanusei (02.11.2011)

Giovedì 2 Giugno 2011 il nostro Coro ha partecipato ad un Ritiro Spirituale organizzato a Lanusei per i giovani della Parrocchia.Accompagnati da P. Vincenzo e P. Maurizio abbiamo trascorso una bellissima giornata all’insegna della riflessione,della preghiera e del divertimento.
La sveglia è suonata per tutti noi molto presto:alle 7 del mattino ci siamo incontrati nel piazzale della Chiesa,ancora tutti un po’ assonnati,pronti per partire! Il viaggio in pullman è stato lungo,ma quando intorno alle 11 siamo arrivati a destinazione, la stanchezza ha lasciato posto alla contemplazione della bellezza del paesaggio. La catechesi di Padre Vincenzo si è svolta in un bellissimo bosco ai piedi del paese. Abbiamo ascoltato le parole del nostro parroco con grande attenzione poiché ha toccato tanti temi di attualità,cari a noi giovani. Una riflessione a 360° nella quale è stata esaltata la bellezza della vita e sopratutto di ogni creatura in quanto opera di Dio. Alla fine della catechesi lo Spirito Santo ha scelto per noi una Parola tratta dal Vangelo di Giovanni,capitolo 6,16-21, il momento in cui Gesù, sedando la tempesta e dominando il mare, sale sulla barca dei suoi discepoli e li riporta salvi sulla riva. Alla lettura del Vangelo è seguito un momento di riflessione individuale,un momento di deserto nel quale ognuno di noi,in silenzio e raccoglimento, ha potuto meditare sulla propria vita alla luce della Parola di Gesù.
Al momento di formazione è seguito il momento ricreativo. Le due ore successive,dopo il pranzo, le abbiamo trascorse giocando nel parco davanti al bosco. Due squadre si sono “fronteggiate” in tre sfide diverse, che alla fine hanno visto vincitrice sicuramente l’allegria e la gioia dello stare insieme!
Verso le 4 del pomeriggio ci siamo recati al Santuario di Nostra Signora d’Ogliastra,nel paese di Lanusei,dove abbiamo pregato insieme il Santo Rosario,mentre alcuni di noi si sono potuti accostare al Sacramento della Riconciliazione, e per concludere la nostra giornata insieme, abbiamo celebrato la Santa Messa.
Mentre tornavamo a casa ci siamo fermati in un piccolo monastero di monache Carmelitane,dove abbiamo potuto visitare la Chiesetta e dove P. Vincenzo ci ha raccontato la storia di una delle Sante più famose che ha fatto parte di quest’ordine: Santa Teresa di Gesù Bambino.
Siamo giunti a casa intorno alle 9.30,stanchi, ma felici di una giornata così ricca di gioia. Grazie a tutti i ragazzi che hanno condiviso con noi questa bellissima esperienza, grazie a P. Vincenzo e P. Maurizio che ci hanno accompagnati e speriamo prestissimo di poter organizzare un’altra giornata così!

Valeria Carta

Un giorno, apparve un piccolo buco in un bozzolo; un uomo che passava per caso, si mise a
guardare la farfalla che per varie ore, si sforzava per uscire da quel piccolo buco.
Dopo molto tempo, sembrava che essa si fosse arresa ed il buco fosse sempre della stessa
dimensione. Sembrava che la farfalla ormai avesse fatto tutto quello che poteva, e che non
avesse più la possibilità di fare niente altro. Allora l’uomo decise di aiutare la farfalla:
prese un temperino ed aprì il bozzolo.La farfalla uscì immediatamente. Però il suo corpo era
piccolo e rattrappito e le sue ali erano poco sviluppate e si muovevano a stento. L’uomo
continuò ad osservare perché sperava che, da un momento all’altro, le ali della farfalla si
aprissero e fossero capaci di sostenere il corpo, e che essa cominciasse a volare. Non
successe nulla! In quanto, la farfalla passò il resto della sua esistenza trascinandosi per
terra con un corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate.Non fu mai capace di volare. Ciò
che quell’uomo, con il suo gesto di gentilezza e con l’intenzione di aiutare non capiva, era
che passare per lo stretto buco del bozzolo era lo sforzo necessario affinché la farfalla
potesse trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali, così che essa potesse volare.
Era la forma con cui Dio la faceva crescere e sviluppare.
A volte, lo sforzo é esattamente ciò di cui abbiamo bisogno nella nostra vita.
Se Dio ci permettesse di vivere la nostra esistenza senza incontrare nessun ostacolo,
saremmo limitati. Non potremmo essere così forti come siamo. Non potremmo mai volare.
Chiesi la forza… e Dio mi ha dato le difficoltà per farmi forte. Chiesi la sapienza…
e Dio mi ha dato problemi da risolvere. Chiesi la prosperità… e Dio mi ha dato cervello
e muscoli per lavorare. Chiesi di poter volare… e Dio mi ha dato ostacoli da superare.
Chiesi l’amore… e Dio mi ha dato persone con problemi da poter aiutare. Chiesi favori…
e Dio mi ha dato opportunità. Non ho ricevuto niente di quello che chiesi…
Però ho ricevuto tutto quello di cui avevo bisogno.

Vivi la vita senza paura, affronta tutti gli ostacoli e dimostra che puoi superarli.

In quel momento apparve la volpe. “Buon giorno”, disse la volpe. “Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno. “Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo….” “Chi sei?” domandò il piccolo principe, ” sei molto carino…” “Sono la volpe”, disse la volpe. ” Vieni a giocare con me”, disse la volpe, “non sono addomesticata”. “Ah! scusa “, fece il piccolo principe. Ma dopo un momento di riflessione soggiunse: ” Che cosa vuol dire addomesticare?” ” Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe” che cosa cerchi?” ” Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe. ” Che cosa vuol dire addomesticare?” ” Gli uomini” disse la volpe” hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso! Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?” “No”, disse il piccolo principe. ” Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?” ” E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…” ” Creare dei legami?” ” Certo”, disse la volpe. ” Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma.se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.” ” Comincio a capire”, disse il piccolo principe. ” C’è un fiore…. Credo che mi abbia addomesticato…” “E’ possibile”, disse la volpe “capita di tutto sulla terra…” “Oh! Non è sulla terra”, disse il piccolo principe. La volpe sembrò perplessa: ” Su un altro pianeta?” ” Sì” ” Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?” ” No” ” Questo mi interessa! E delle galline?” ” No” ” Non c’è niente di perfetto”, sospirò la volpe.

Ma la volpe ritornò alla sua idea: ” La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me .Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi addomestichi la mia vita, sarà come illuminata. Conoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…” La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: ” Per favore …..addomesticami”, disse. ” Volentieri”, rispose il piccolo principe, ” ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose”. ” Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe.” gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!” ” Che bisogna fare?” domandò il piccolo principe. ” Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. ” In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino….” Il piccolo principe ritornò l’indomani. ” Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe. ” Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”. ” Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe. ” Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. ” E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.

Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina: “Ah!” disse la volpe, “…Piangerò”. ” La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…” ” E’ vero”, disse la volpe. ” Ma piangerai!” disse il piccolo principe. ” E’ certo”, disse la volpe. ” Ma allora che ci guadagni?” ” Ci guadagno”, disse la volpe, ” il colore del grano”. soggiunse: ” Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo”. “Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto”. Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose. “Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente” , disse. ” Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me unica al mondo”. E le rose erano a disagio. ” Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. ” Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro, Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa” E ritornò dalla volpe. ” Addio”, disse. “Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. ” L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo. ” E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”. “E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo. ” Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…” ” Io sono responsabile della mia rosa….” Ripetè il piccolo principe per ricordarselo.

“C’era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino. Decisero insieme di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo. Così partirono tutti e tre con il loro asino. Arrivati nel primo paese, la gente commentava: “Guardate quel ragazzo quanto è maleducato… lui sull’asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano”. Allora la moglie disse a suo marito: “Non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio.” Il marito lo fece scendere e salì sull’asino.

Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: “Guardate che svergognato quel tipo… lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l’asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa.” Allora, presero la decisione di far salire la moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l’asino.

Arrivati al terzo paese, la gente commentava: “Povero uomo! Dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull’asino; e povero figlio, chissà cosa gli spetta, con una madre del genere!”
Allora si misero d’accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull’asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.

Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: “Sono delle bestie, più bestie dell’asino che li porta: gli spaccheranno la schiena!”. Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all’asino.
Ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo: “Guarda quei tre idioti; camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli!”

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Chissa quante volte tu ed io, siamo stati criticati per le nostre scelte e per i nostri atteggiamenti… chissà quante volte tu ed io, abbiamo criticato gli altri per le loro scelte e per i loro atteggiamenti… ma non sarebbe forse meglio se ciascuno valutasse e pesasse le proprie azioni SOLO nel suo cuore? Non sarebbe forse meglio per tutti prestare attenzione allo spirito che muove il nostro agire, smettendola di eleggerci a giudici degli altri?

Le nostre azioni, così come quelle degli altri, sono un continuo divenire di ciò che siamo e di tutte le scelte che ci hanno portato al punto in cui oggi ci troviamo. Molti attorno a noi sbagliano, e noi stessi molte volte ci ritroviamo a SCEGLIERE di sbagliare, ma nessuno può entrare in merito di ciò che spinge una persona a vivere la sua vita.

Quello che potremo fare sarebbe aiutarci gli uni gli altri a non soffrire, condividendo la sofferenza che alcune nostre scelte sbagliate ci hanno causato, così facendo non staremo guardando con i nostri occhi la vita di altre persone, ma staremo semplicemente permettendo ad altre persone di guardare la propria vita con occhi diversi.